Seleziona una pagina

Bentornati amici lettori, eccoci a un nuovo appuntamento con un racconto scritto per il Masterbook di Stefania Convalle. Per chi ancora non sapesse di cosa sto parlando, il Masterbook è stato un concorso di scrittura, svoltosi on line sulla pagina Facebook di Edizioni Convalle, ideato sa Stefania Convalle e durato quattro mesi.

Quattro mesi in cui ventotto autori si sono affrontati in maniera amichevole in sfide di scrittura che hanno portato a eleggere una vincitrice: Tatiana Vanini, che nell’atto conclusivo si è sbarazzata del sottoscritto, classificato quindi secondo.

Le sfide sono state diverse e particolari: il primo turno prevedeva un racconto ispirato da una fotografia (che si può legger qui), mentre il secondo turno era composto da due elaborati: una lettera d’amore (che si può leggere qui) e un racconto “dentro il dipinto”.

Racconto del secondo turno: Nessuna rivoluzione

Proprio questo racconto “dentro il dipinto” è quello che sto per condividere con questo articolo. Di che si tratta? Dato un dipinto, scelto da Stefania, bisognava scrivere un racconto immaginando di essere all’interno dell’opera. Si trattava di un bellissimo quadro ambientato nella Parigi della belle epoque in cui una donna con un vestito meraviglioso attraversa la strada incrociando una carrozza e una vecchietta con cagnolino al seguito.

Ho immaginato di essere un pittore squattrinato che camminando le si fa incontro.

Ecco il mio racconto intitolato Nessuna rivoluzione: buona lettura!

NESSUNA RIVOLUZIONE

«Buondì Mademoiselle Madeleine, come state?»

«Saluti a voi, Baptiste. È una splendida giornata, grazie. E voi? Come vanno i vostri dipinti?»

pensieri dalla quarantenaLa sua gentilezza supera di gran lunga la sua bellezza, farsi notare in piena mattina impegnata a conversare con me non deve essere semplice.

Madeleine è la figlia del gendarme, l’uomo che già tre volte ha pensato bene di farmi passare qualche notte in gattabuia. Certe abitudini ti attaccano un’etichetta che poi è davvero difficile da scollare.

Sarà anche per questo che nessuna galleria della città ha mai deciso di puntare sui miei quadri.

E io sono ancora un pittore squattrinato.

Ma come si fa a rinunciare all’arte? Come si può ignorare il bisogno di fare l’amore con la tavolozza? Non si può.

Come non si può che restare incantati davanti alla freschezza di questa giovane donna.

«Oh, i dipinti dormono sonni profondi. Sembra che in tutta Parigi non ci sia nessuno che abbia il desiderio di svegliarli. Forse riposano di sogni turbati e i galleristi della città pretendono soggetti più consoni al buonsenso.»

«Così mi incuriosite. Perché cosa dipingete? Non siete voi forse l’artista di cui si parla con lode per la capacità di rendere reali i paesaggi?»

«Vi confondete, Vostra Grazia. La mia pittura è più ardita…»

Lascio la frase in sospeso.

Studio la sua reazione mentre con la coda dell’occhio mi accorgo che Monsieur Moreau ci sta osservando dalla sua carrozza. Riferirà di aver visto la figlia del gendarme intrattenersi con il pittore delle cortigiane.

È questo quello che si dice di me nei palazzi.

Mi temono. Cercano di tenermi fuori dal giro che conta. Sì, perché nelle mie ore artistiche trascorse presso i bordelli della città, ho visto più di una volta i loro volti lasciarsi andare alla lussuria: banchieri, dottori, politici e gendarmi.

I miei occhi custodiscono un tesoro inestimabile.

«Cosa volete dire, Baptiste? Mi turbate.»

Si guarda intorno. Questo paese si vanta per aver fatto la Rivoluzione ma è rimasto ancorato alla sua infanzia. Almeno per ciò che concerne il pudore.

Io no.

Io oso.

Un uomo deve sempre azzardare al cospetto di una donna. Deve farlo. Con gentilezza e cortesia ma deve farlo.

«Dipingo corpi di donne senza veli, Mademoiselle. Rendo omaggio alla loro bellezza catturando l’anima più intima nascosta in ognuna di voi.»

«Volete dirmi che i vostri quadri rappresentano nudità?»

«Lo sto dicendo.»

Indietreggia.

Un cane che scodinzola viene investito dal suo imbarazzo.

«Santo cielo, Baptiste. Non vi vergognate?»

Me lo aspettavo. Ci sono abituato. Anzi, resto stupito dalla sua innocenza. Davvero non sapeva della mia poetica?

«Signorina, l’arte non può essere mai una vergogna. Mai.»

Eppure mi sembra in bilico tra la curiosità di proseguire il discorso e la necessità di allontanarsi per la vergogna: ci sono occhi e orecchie in ogni angolo a Parigi.

Sceglie la seconda opzione, nessuna rivoluzione oggi.

La osservo andare via. Nella mente la raffiguro stesa sul sofà vestita soltanto di quel mazzo di fiori che riflette la sua bellezza.

Dipingerei un capolavoro.

©Stefano Buzzi – Tutti i diritti riservati